Lo sposo è con loro
Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo la memoria di San Sebastiano Martire, un esempio di fede e coraggio nel seguire Cristo fino all’estremo dono di sé. La sua testimonianza ci guida oggi nel riflettere sul messaggio delle letture, che ci parlano del rinnovamento portato da Gesù e della nuova vita che in Lui ci viene donata.
Nella prima lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, vediamo delineata la figura di Cristo come sommo sacerdote. “Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito in relazione a Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati.” Tuttavia, Cristo supera ogni sommo sacerdote terreno, perché Egli non offre sacrifici per i propri peccati, ma si offre in sacrificio per i peccati dell’umanità. Con la sua obbedienza totale al Padre, Egli redime la disobbedienza di Adamo, diventando “causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.”
Questo passaggio ci invita a riflettere sulla centralità dell’obbedienza a Dio nella nostra vita. In un mondo che esalta l’autonomia personale e spesso rigetta l’idea di sottomettersi a un’autorità superiore, Cristo ci mostra un cammino diverso: l’obbedienza non come perdita di libertà, ma come via per una pienezza di vita.
Come possiamo vivere questa obbedienza oggi? Forse non ci viene chiesto di affrontare il martirio, ma ogni giorno siamo chiamati a scelte che mettono alla prova la nostra fedeltà: agire con onestà anche quando è difficile, perdonare chi ci ha ferito, amare senza condizioni. È in queste scelte quotidiane che impariamo a imitare Cristo, il sommo sacerdote che ha dato tutto per noi.
Nel Vangelo secondo Marco di oggi, troviamo Gesù che risponde a una domanda sui suoi discepoli: “Perché i tuoi discepoli non digiunano, mentre i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano?” Gesù offre una risposta che ci porta al cuore del suo messaggio: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?” Con queste parole, Gesù ci invita a riconoscere che la sua presenza tra noi è motivo di festa. Egli è lo sposo che inaugura una nuova alleanza tra Dio e l’umanità, un’unione così intima che trasforma ogni cosa.
Carissimi Fratelli e Sorelle, questo episodio ci interpella profondamente. Spesso, anche nella nostra vita di fede, rischiamo di rimanere ancorati a pratiche e abitudini che, pur valide, possono diventare vuote se non le viviamo con un cuore rinnovato. La religione non può essere ridotta a una serie di regole o tradizioni; è piuttosto una relazione viva e personale con Cristo. Come il vino nuovo che non può essere messo in otri vecchi, così la nostra fede richiede un cuore aperto al cambiamento, disposto a lasciarsi plasmare dalla grazia di Dio.
Pensiamo alle sfide del nostro tempo: siamo chiamati a vivere la nostra fede in un mondo in rapido cambiamento, spesso distante dai valori del Vangelo. Come possiamo essere testimoni credibili? La risposta si trova nell’unione personale con Cristo. Non basta conformarsi a regole esteriori; dobbiamo lasciare che la sua presenza illumini ogni aspetto della nostra vita. Solo così possiamo essere portatori del “vino nuovo” del Regno di Dio, un vino che dona gioia e pienezza a chi lo riceve.
San Sebastiano, che oggi ricordiamo, è un esempio straordinario di questa fedeltà al Signore. Egli non si accontentò di pratiche esteriori, ma visse una relazione profonda con Cristo che lo portò a dare la vita per Lui. Come lui, anche noi siamo chiamati a essere testimoni, non necessariamente con gesti eroici, ma con la coerenza quotidiana della nostra vita. Oggi, nella Santa Messa, chiediamo al Signore, per intercessione di San Sebastiano, il coraggio di essere strumenti del suo amore e della sua gioia nel mondo. Lasciamoci rinnovare dalla sua grazia, per essere sempre otri nuovi pronti a ricevere il vino della sua salvezza.
Laudetur Jesus Christus
Fra Giovanni